{"id":401,"date":"2017-12-04T19:07:36","date_gmt":"2017-12-04T18:07:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.picgor.it\/picgor\/?p=401"},"modified":"2017-12-04T20:01:43","modified_gmt":"2017-12-04T19:01:43","slug":"patto-di-prova-nullo-e-reintegra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.picgor.it\/picgor\/?p=401","title":{"rendered":"Patto di prova nullo e reintegrazione"},"content":{"rendered":"<p>Con s<span class=\"TipoProvGiurisprudenza\">entenza n. 2912 del 3.11.2016, il Tribunale di Milano ha &#8220;esteso&#8221; la reintegrazione anche all&#8217;ipotesi del patto di prova nullo per mancata formalizzazione, equiparando il vizio di forma all&#8217;insussistenza del fatto materiale posto alla base del licenziamento disciplinare (ossia, considerando il recesso per mancato superamento della prova alla stregua di un licenziamento disciplinare). La mancanza della forma scritta non \u00e8 stata considerata una causa di nullit\u00e0 del patto di prova in quanto la forma scritta \u00e8 richiesta <em>ad probationem<\/em> e non <em>ad substantiam<\/em>.<br \/>\nRecita la massima (redazionale) della sentenza citata:<br \/>\n&#8220;<\/span><em>L&#8217;invalidit\u00e0 del patto di prova per <strong>carenza di forma scritta<\/strong> comporta l&#8217;<strong>ingiustificatezza del licenziamento<\/strong> ex art. 1, L. 604\/1966, <strong>perch\u00e9 fondato su ragione inesistente<\/strong>. Dall&#8217;accertata inesistenza di motivazione del recesso intimato consegue la <strong>insussistenza del fatto materiale contestato<\/strong> e da ci\u00f2 discende, ex art. 3, comma 2, D.lgs. 23\/2015, la condanna del datore a reintegrare il dipendente nel posto di lavoro e a corrispondere l&#8217;indennit\u00e0 risarcitoria&#8221;<\/em>.<!--more--><span lang=\"IT\" xml:lang=\"IT\">Alla decisione di cui sopra se ne contrappone per\u00f2 un\u2019altra, sempre del Tribunale di Milano (sentenza 8 aprile 2017), in cui si afferma che &#8220;<em>in presenza di <strong><span class=\"wordsearch\">patto<\/span> di <span class=\"wordsearch\">prova<\/span> nullo<\/strong>, il recesso motivato con riferimento al mancato superamento della <span class=\"wordsearch\">prova<\/span> <strong>\u00e8 da ritenere (meramente) ingiustificato<\/strong>, perch\u00e9 intimato fuori dall&#8217;area della libera recedibilit\u00e0, trovando, quindi, applicazione la disposizione di cui all&#8217;art. 3, co. 1, D.Lgs. 23\/2015, che disciplina le ipotesi di licenziamento intimato in assenza di giusta causa o giustificato motivo oggettivo o soggettivo<\/em>&#8220;.<br \/>\nIn base a quest&#8217;ultima pronuncia, ove non ricorrano gli estremi del licenziamento per giustificato motivo (oggettivo o soggettivo) o giusta causa, il giudice dichiara estinto il rapporto alla data del licenziamento e condanna il datore a pagare un\u2019indennit\u00e0 non assoggettata a contribuzione, parametrata sulla base di dimensioni aziendali e anzianit\u00e0 di servizio del lavoratore.<\/span><br \/>\nPer completezza, si precisa che <span lang=\"IT\" xml:lang=\"IT\">tranne pochissime eccezioni (licenziamento discriminatorio, orale e nullo nonch\u00e9 in caso di insussistenza del fatto materiale nel licenziamento disciplinare), in caso di illegittimit\u00e0 del licenziamento non \u00e8 pi\u00f9 prevista la reintegrazione nel posto di lavoro, potendosi far luogo unicamente al risarcimento del danno in favore del lavoratore, mediante un\u2019indennit\u00e0 quantificata, in misura progressiva, con riferimento all\u2019ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto (2 mensilit\u00e0 per ogni anno di servizio, in misura comunque non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilit\u00e0, la met\u00e0, con un massimo di 6 mensilit\u00e0, nelle aziende fino a quindici dipendenti nell&#8217;unit\u00e0 produttiva o nello stesso comune o fino di cinque se imprenditore agricolo o in ogni caso fino a sessanta su base nazionale).<\/span><br \/>\nSi aggiunga ancora che nel caso di licenziamento discriminatorio o nullo la reintegrazione si applica sempre, a prescindere dalle dimensioni aziendali, mentre nel caso di licenziamento disciplinare illegittimo per insussistenza del fatto la reintegrazione si applica solo nelle aziende soggette all&#8217;art. 18.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con sentenza n. 2912 del 3.11.2016, il Tribunale di Milano ha &#8220;esteso&#8221; la reintegrazione anche all&#8217;ipotesi del patto di prova nullo per mancata formalizzazione, equiparando il vizio di forma all&#8217;insussistenza del fatto materiale posto alla base del licenziamento disciplinare (ossia, considerando il recesso per mancato superamento della prova alla stregua di un licenziamento disciplinare). 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